giovedì 7 gennaio 2016

Strategie aversive 

Si tratta di procedure che, presentando un certa dose di aversività, vanno utilizzate con molta cautela e solo quando si è appurata la completa inefficacia di quelle meno costrittive.

Le principali procedure di questo tipo sono: il time out e la restrizione fisica.

Time out :Time out è un termine che gli amanti del basket sicuramente conoscono. Sta ad indicare una sospensione del gioco, della durata di un minuto, che può essere richiesta da uno degli allenatori. Nell'ambito del trattamento dei comportamenti fortemente problematici, tale dizione sentenzia ugualmente una sospensione, ma non del gioco, bensì da qualsiasi agente rinforzante. Il bambino che presenta un comportamento inadeguato viene privato di ogni rinforzatore e spesso isolato in un'altra stanza per il tempo sufficiente alla cessazione dell'azione pericolosa per sé o per gli altri. L'educatore costretto a ricorrere a questa tecnica non dovrà mai perdere la calma, né alterare il tono della sua voce. Il time out non può costituire un metodo abituale di insegnamento: viene infatti utilizzato solo in alcune situazioni estreme per il controllo di comportamenti aggressivi verso gli altri e distruttivi nei confronti dell'ambiente. Presenta numerose controindicazioni ed effetti collaterali e può pesantemente alterare il rapporto affettivo educatore-bambino.

Restrizione fisica :Come indica senza possibilità di equivoco la parola, per restrizione fisica si intende l'inibizione motoria del soggetto, onde impedirgli di emettere comportamenti gravemente lesivi per la sua salute e per quella degli altri. E' da impiegare, chiaramente, soltanto per il ristretto lasso di tempo in cui il comportamento gravemente disturbato è in atto. In alcuni studi la costrizione fisica è stata utilizzata in combinazione con la strategia del rinforzamento differenziale di altri comportamenti (DRO), fornendo risultati molto positivi a breve distanza, ma poco resistenti nel lungo periodo.


Rinforzamento differenziale

Si tratta di una strategia non aversiva, in quanto la riduzione dei comportamenti-problema non viene perseguita con la punizione o il rimprovero, ma tramite il rinforzo di comportamenti diversi ed inconciliabili da quello inadeguato. 
L'assunto base sta nella certezza che modificando la frequenza di certi comportamenti sia possibile determinare variazioni anche in altri, specie se fra le due classi esiste un rapporto di incompatibilità. 

Esistono tre procedure di rinforzamento differenziale, delle quali è l'ultima ad avere il massimo significato operativo. 
Esse sono: 
- rinforzamento differenziale di altri comportamenti (differential reinforcement of other behavior "DRO")
- rinforzamento differenziale di comportamenti adeguati (differential reinforcement of appropriate behavior "DRA")
- rinforzamento differenziale di comportamenti incompatibili (differential reinforcement of incompatible behavior "DRI")

Nel rinforzamento differenziale di altri comportamenti (DRO) il rinforzatore viene elargito ogni qualvolta non è presente il comportamento inadeguato.(Raramente applicata).

Con la procedura del rinforzamento differenziale di comportamenti adeguati (DRA) non si rinforza qualsiasi comportamento, ma soltanto quelli positivi. La speranza è che l'impegno dedicato a costruire valide risposte distolga l'attenzione dell'allievo dall'emissione del comportamento-problema. Ma se la prestazione stimolata non ha precisi rapporti con quella da diminuire, non sempre ciò avviene. 

E' la strategia del rinforzamento differenziale di comportamenti incompatibili (DRI) la procedura sicuramente più efficace, tramite la quale si può sperare di ridurre comportamenti inadeguati senza l'applicazione di stimoli aversivi. Tale strategia parte dal presupposto che esistono comportamenti incompatibili fra loro, nel senso che non possono essere emessi insieme. La risposta scorretta può essere inibita selettivamente rinforzando il comportamento incompatibile.

Estinzione : La frequenza e/o la durata e/o l'intensità di un comportamento-problema tendono a decrescere (il comportamento si estingue) se questo non viene seguito da nessun rinforzatore. Certi comportamenti di disturbo, aggressivi, ecc., sono molte volte sostenuti, nell'ambiente scolastico, dall'attenzione (anche se non benevola) rivolta dall'insegnante al bambino che li emette (Carr e Meazzini, 1984; Foxx, 1985). 
L'adozione della procedura di estinzione prevede, in questi casi, che l'educatore ignori sistematicamente l'allievo intento a compiere certe prestazioni, mantenendo un atteggiamento calmo e impassibile. L'estinzione, dall'esempio riportato, potrebbe apparire come una tecnica di facilissimo impiego (non bisogna far nulla, basta ignorare il comportamento). Al contrario, esistono diverse complicazioni che possono rendere difficoltosa l'applicazione della procedura e ridurne l'efficacia. Fra queste, le più importanti sono la difficoltà ad evidenziare il rinforzatore che sostiene il comportamento (si deve eseguire una attenta analisi funzionale) e la mancanza di coerenza che spesso l'ambiente tende a manifestare. 

mercoledì 6 gennaio 2016


Ecco un video della conferenza promossa dall'AMA di Torino (Associazione Missione Autismo) nel 2012 che parla delle tecniche ABA. 

martedì 5 gennaio 2016

Per affrondire le strategie cognitive comportamentali consiglio la lettura di questo testo di Richard Foxx!






Tecniche di rinforzamento 

Le tecniche di rinforzamento sono peculiari dell'approccio comportamentale. Skinner (1953) definisce il rinforzo in maniera strettamente pragmatica, come un evento che, fatto seguire all'emissione di un comportamento, ne rende più probabile la comparsa in futuro.

Esistono vari tipi di rinforzatori, i più significativi dei quali sono i seguenti: 
- rinforzatori materiali
- rinforzatori sociali
- rinforzatori sensoriali
- rinforzatori simbolici
- rinforzatori informazionali

Programmi di rinforzamento: Il più semplice programma di rinforzamento è quello di tipo continuo, in cui viene elargito lo stimolo rinforzante ad ogni emissione del comportamento. Quando invece si prevede l'elargizione del rinforzo soltanto in determinate occasioni, ma non in tutte, siamo di fronte ad un programma di rinforzamento intermittente.

Il programma di rinforzamento intermittente appare maggiormente vantaggioso in confronto a quello continuo, in quanto, pur producendo un apprendimento più lento, risulta molto più resistente all'estinzione. 

L'educatore che vuole consolidare delle abilità di allievi autistici o con disabilità intellettiva attraverso l'impiego di agenti di rinforzo deve orientare il proprio intervento al rispetto di quattro principi fondamentali: 

  • Rinforzare immediatamente dopo l'emissione di un comportamento.
  • Provvedere alla progressiva sostituzione dei rinforzatori materiali con rinforzatori maggiormente naturali.
  • Favorire il passaggio da schemi di rinforzo costante a schemi di rinforzo intermittente.

 Per far sì che l'intervento basato sul rinforzo porti ai risultati programmati, due elementi vanno assolutamente assicurati: l'immediatezza e la certezza del rinforzo.
L'emissione di risposte comportamentali soddisfacenti non può essere sostenuta per molto tempo da stimoli rinforzanti di tipo materiale, in quanto questa procedura risulterebbe poco naturale e produrrebbe rapidamente un effetto di saziazione. E' auspicabile, quindi, il passaggio graduale a rinforzatori più naturali, soprattutto di tipo sociale (la lode, l'approvazione, ecc.).
Sono queste, infatti, che dovrebbero successivamente influenzare i comportamenti del soggetto, consolidando quelli maggiormente adattivi (Meazzini e Fagetti, 1985). 

domenica 3 gennaio 2016

Modellaggio (Shaping)

Cos'è?

Il modellaggio o shaping è una tecnica tramite la quale è possibile ampliare i repertori di capacità dei soggetti, facilitando la costruzione di nuove abilità. 

Si basa essenzialmente sul rinforzo di comportamenti dell'allievo che progressivamente si avvicinano a quello ricercato (comportamento meta). 

Attraverso tale tecnica possono essere insegnati diversi tipi di abilità (motorie, cognitive, linguistiche, ecc.), anche a soggetti con problematiche consistenti. 
A questo proposito lo shaping viene considerato "uno degli strumenti clinici più utili prodotti dall'approccio comportamentale" (Bijou e Baer, 1978, p.82). 

Va sottolineato che solitamente tale tecnica viene utilizzata in associazione ad altre e principalmente al prompting e fading

Le caratteristiche fondamentali che informano un programma di modellaggio possono essere riassunte in tre punti:
- Individuazione dell'abilità che si intende costruire (definizione del comportamento-meta) e selezione del comportamento iniziale, cioè di un comportamento già presente nei repertori del soggetto che abbia qualche attinenza con il comportamento-meta.
- Delineazione di una serie di approssimazioni successive, cioè di comportamenti che, partendo da quello iniziale, si avvicinino sempre più a quello meta.
- Predisposizione di opportuni programmi di rinforzamento per far si che il soggetto possa progressivamente padroneggiare i vari comportamenti fino a raggiungere quello meta. 

sabato 2 gennaio 2016

Il modellamento (modeling) 

Cos'è?

La tecnica del modellamento (modeling) consiste nella promozione di esperienze di apprendimento attraverso l'osservazione del comportamento di un soggetto che funge da modello
In varie situazioni il modeling avviene anche senza una precisa intenzionalità del modello e dell'osservatore. Il soggetto che funge da modello può non avere alcuna intenzione di insegnare e, allo stesso modo, l'osservatore di imparare, ma si trova ad apprendere a livello latente utilizzando le sue osservazione anche molto tempo dopo averle effettuate (Ballanti e Olmetti Peja, 1989). 

A livello generale il processo di modeling dipende da tre condizioni determinanti
- le caratteristiche del modello con particolare riferimento allo status sociale ed al prestigio, ma anche ai legami affettivi che possono intercorrere con l'osservatore
- le caratteristiche dell'osservatore riferite soprattutto alle variabili di personalità (disponibilità, dipendenza, motivazione, ecc.), alla presenza di eventuali problematiche cognitive, ecc.
 - le conseguenze prodotte dal comportamento del modello e da quello dell'osservatore nel momento in cui imita il modello. 

Quando tali conseguenze sono positive (rinforzi), l'osservatore continuerà a manifestare il comportamento acquisito tramite modellamento, in caso contrario tenderà ad inibire tale comportamento (Meazzini, 1978) Nel caso di soggetti autistici o con gravi deficit, il processo di modellamento non è semplice e scontato come a prima vista potrebbe apparire. 

Riprendendo alcune indicazioni di Bandura (1969), si può affermare che la strutturazione di un intervento di modeling, deve informarsi ai seguenti principi: - facilitazione dei processi attentivi e di ritenzione; - aiuto al processo di riproduzione motoria; - incremento della componente motivazionale attraverso il rinforzo.