mercoledì 20 gennaio 2016

Consigli di lettura :

La Speciale normalità 
Strategie di integrazione e inclusione per le disabilità e i Bisogni Educativi Speciali 
di DARIO IANES

Anteprima del testo qui -> http://shop.erickson.it/front4/Image/Products/LIBRO_978-88-7946-839-8_R66_La-Speciale-normalita/Pdf/SFO_978-88-7946-839-8_La-Speciale-normalita.pdf



domenica 17 gennaio 2016

Vi rimando a questo sito per un interessante articolo introduttivo sul metodo TEACCH. Approccio molto utilizzato nel campo della disabilità intellettiva e in particolare nell'autismo! 


venerdì 15 gennaio 2016

Oggi spiego in modo più approfondito il concetto di :

RINFORZATORE

È una gratificazione che nell’approccio cognitivo comportamentale consiste nella conseguenza data ad una risposta che ne rende più probabile l’emissione futura

Se viene erogato subito dopo un comportamento adeguato o un compito svolto bene aumenta la probabilità che quel comportamento e quel compito si riproducano in futuro sempre più spesso.

1.Segno del rinforzo
La conseguenza rimane la stessa: viene incrementata la frequenza del comportamento rinforzato. La differenza tra il rinforzo positivo positivo e quello negativo negativo sta nel fatto che il primo è caratterizzato dalla presentazione di un evento desiderabile, mentre il secondo consiste nella sottrazione di un elemento negativo o spiacevole.
2. Origine del rinforzo
Il rinforzo primario primario è legato alla sopravvivenza in quanto risponde a bisogni innati (ad es., il cibo). Il rinforzo secondario secondario è invece il risultato di un processo di apprendimento, mediante il quale esso ha acquisito capacità attrattive.
3. Collocazione
Rinforzatore estrinseco -> non è in alcun modo in relazione al comportamento rinforzato e proviene dall’esterno (“Prima fai i compiti poi vai a giocare”. Il gioco non è in nessun modo connesso con il compito)
Rinforzatore intrinseco -> è interno al comportamento rinforzato. (es. non si fanno i compiti per avere la possibilità di andare a giocare, ma per il piacere di risolvere un problema o di scrivere un bel tema)
4. Contenuti

  • Tangibile: è rappresentato da un oggetto fisico, come un giocattolo o qualche alimento. Il suo utilizzo dovrebbe essere circoscritto alle situazioni per lo più iniziali e particolarmente complicate di un progetto educativo o terapeutico durante le quali i rinforzatori di più alto livello ancora non sembrano funzionare adeguatamente.
  • Dinamico: trae il suo potere rinforzante dalla possibilità di svolgere un’attività gradita (un gioco, un disegno, una ricreazione più lunga…).
  • Sociale: trae il suo potere rinforzante da un aspetto gratificante nella relazione con un altro individuo. Un sorriso, un abbraccio, una carezza, un complimento per il compito svolto o una qualsiasi forma di approvazione sono rappresentazioni di questo rinforzatore. Qualunque progetto educativo dovrebbe spostare gradualmente il controllo motivazionale da rinforzatori più artificiali, come ad esempio un giocattolo, a questo tipo di rinforzatori.
  • Simbolico: questo rinforzatore è simbolo di qualcos’altro, che può essere scambiato con un rinforzatore gradito (gettoni, pezzi di puzzle, smile, bollini, timbri su un tabellone o qualsiasi simbolo usato all’interno di una token economy).
  • Informativo o feedback: consiste in un’informazione relativa al risultato di un comportamento. L’informazione è tanto più efficace quanto più è precisa, meglio se in forma quantificata.






mercoledì 13 gennaio 2016

VIDEOSCRITTURA PER TUTTI!!!! 

"Il progetto FacilitOffice si propone di rendere maggiormente accessibili agli studenti con disabilità cognitive, sensoriali, neuromotorie e difficoltà di apprendimento, i programmi per videoscrittura e presentazione più diffusi (cioè quelli che troviamo in Microsoft Office e OpenOffice.)"

Il sito per scaricare il programma è : http://www.facilitoffice.org/jm/

lunedì 11 gennaio 2016

IL PECS
(Articolo tratto dal sito http://angelaottaviani.nigelbrooks.com/ )
Il PECS (Picture Exchange Communication System) non è molto diffuso in Italia, nonostante abbia dato buone prove per favorire la comunicazione di soggetti con gravi difficoltà nella comunicazione e nel linguaggio. Nella Conferenza Internazionale sull'Autismo di Glasgow del 2000 si affermava che il PECS è un sistema particolarmente efficace per sviluppare la comunicazione in bambini con autismo. Il sistema è stato utilizzato con una certa efficacia anche in soggetti adolescenti e adulti.
Si tratta di un approccio che ha aspetti in comune col TEACCH: l'uso di schemi giornalieri e supporti visivi per l'autonomia e l'uso di supporti visivi per la comunicazione, ma sviluppa quest'ultimo aspetto in maniera molto più specifica e puntuale.
Il sistema punta allo sviluppo della comunicazione funzionale e della comunicazione come scambio sociale. In questo quadro, la comunicazione deve essere significativa e motivante per quel bambino. L'iniziativa del bambino viene attivamente incoraggiata, con un imperativo per l'adulto: "parla di meno e aspetta di più". Lo scambio è pittorico e viene verbalizzato; l'uso di prompt fisici e visivi è privilegiato a quello dei prompt verbali, perchè guida fisica e suggerimento visivo possono essere estinti più facilmente (fading out) dei prompt verbali.

Il sistema prevede 6 fasi che vanno dal semplice scambio con l'altro (il partner nella comunicazione), alla capacità di discriminazione fra immagini, all'apprendimento di nomi, attributi, verbi e alla capacità di strutturare semplici frasi (per chiedere, commentare, etc.).

L'approccio ha inoltre aspetti in comune con gli approcci comportamentali. Bambini dotati di linguaggio verbale sviluppano anche la comunicazione verbale; tuttavia i "formatori pecs" suggeriscono di abbandonare il sistema pittorico solo quando la produzione verbale è equivalente al linguaggio per pittogrammi. Ci sono bambini che a livello verbale usano la parola-frase mentre con i pittogrammi riescono a costruire semplici frasi.

Il PECS comincia in un ambiente 'protetto' e strutturato ma ben presto viene esteso ad altri contesti per promuovere la generalizzazione delle abilità apprese. L'atto comunicativo si compie dapprima con un partner nella comunicazione e in situazione 'protetta', al tavolo, ma viene ben presto generalizzato ad altri contesti nella giornata. Vale a dire che gli interlocutori nella comunicazione cambiano e cambiano gli spazi fisici nei quali avviene lo scambio comunicativo (la merenda, il pranzo, il gioco), per promuovere la generalizzazione di questo metodo di comunicazione. Il seminario illustra come le varie fasi del PECS si sviluppano e la procedura 'a piccoli passi' che viene adottata per insegnare le abilità comunicative. È riportata l'esperienza col PECS di due gruppi di bambini con dati del 2003, aggiornati su un gruppo al Follow up nel Gennaio 2004.




sabato 9 gennaio 2016

La token economy

Cos'è?

La strategia della token economy (economia simbolica) consiste in un particolare sistema di rinforzamento per meglio gestire i problemi comportamentali ed aiutare l’allievo ad interagire in un contesto di gruppo. Si basa sul corretto utilizzo dei rinforzatori simbolici o token (gettoni, fiches, ecc.), i quali acquistano valore rinforzante in quanto possono essere scambiati per assicurarsi vari privilegi. Questi token si guadagnano emettendo le prestazioni richieste, ma possono essere anche persi nel caso in cui si dia vita a comportamenti identificati precedentemente come inadeguati. La token economy è una procedura sofisticata e molto strutturata, difficile da condurre per l'educatore inesperto.

La raccomandazione, quindi, è quella di predisporre simili programmi solo quando altre procedure (rinforzamento semplice, rinforzamento differenziale, estinzione) si siano dimostrate inefficaci. Inoltre, è bene non protrarre l'intervento per un tempo eccessivo, sostituendolo appena possibile (quando i comportamenti si sono stabilizzati) con condizioni più naturali. 

Possono essere individuate alcune caratteristiche: 
- stabilire esattamente le attività da premiare con token. Si può decidere di dare rinforzatori simbolici nel momento in cui il soggetto porta a termine il lavoro su compiti programmati oppure quando si astiene per un certo tempo dall'emissione di comportamenti inadeguati
 - compilare un elenco di ricompense di sostegno adeguate. Si tratta di stilare una graduatoria di oggetti e privilegi particolarmente graditi all'allievo, il quale, se li vuole ottenere, deve accumulare un certo numero di token
- fissare il costo di ogni ricompensa di sostegno. La graduatoria approntata permette di capire quali sono le ricompense più ambite; queste, naturalmente, devono essere anche le più costose
- decidere quanti token il soggetto riceverà per le attività positive. E' questo un momento particolarmente importante del trattamento, da programmare con la massima attenzione e precisione. La regola generale, valida in ogni caso, è che i comportamenti deboli (quelli che vengono emessi con bassa frequenza) vanno stimolati con l'elargizione di un maggior numero di token
- stabilire le modalità di scambio dei token con le ricompense. Nelle prime fasi del trattamento gli scambi dovranno essere frequenti; in seguito possono anche essere dilazionati maggiormente nel tempo
- registrare esattamente il comportamento del bambino. 

E' ovvio che la conduzione del programma richiede un continuo monitoraggio da parte dell'educatore, anche per apportare modifiche se i risultati non risultassero essere quelli previsti. Il costo della risposta è la forma preferibile di sottrazione dei rinforzatori, in quanto possiede una notevole efficacia senza, nel contempo, ingenerare ripercussioni emozionalmente negative. Il principio alla base di tale procedura, quindi, è che ogni comportamento inadeguato produce una turbativa che ha un suo "costo", per il quale il soggetto viene reso responsabile (Meazzini, 1978)

giovedì 7 gennaio 2016

Strategie aversive 

Si tratta di procedure che, presentando un certa dose di aversività, vanno utilizzate con molta cautela e solo quando si è appurata la completa inefficacia di quelle meno costrittive.

Le principali procedure di questo tipo sono: il time out e la restrizione fisica.

Time out :Time out è un termine che gli amanti del basket sicuramente conoscono. Sta ad indicare una sospensione del gioco, della durata di un minuto, che può essere richiesta da uno degli allenatori. Nell'ambito del trattamento dei comportamenti fortemente problematici, tale dizione sentenzia ugualmente una sospensione, ma non del gioco, bensì da qualsiasi agente rinforzante. Il bambino che presenta un comportamento inadeguato viene privato di ogni rinforzatore e spesso isolato in un'altra stanza per il tempo sufficiente alla cessazione dell'azione pericolosa per sé o per gli altri. L'educatore costretto a ricorrere a questa tecnica non dovrà mai perdere la calma, né alterare il tono della sua voce. Il time out non può costituire un metodo abituale di insegnamento: viene infatti utilizzato solo in alcune situazioni estreme per il controllo di comportamenti aggressivi verso gli altri e distruttivi nei confronti dell'ambiente. Presenta numerose controindicazioni ed effetti collaterali e può pesantemente alterare il rapporto affettivo educatore-bambino.

Restrizione fisica :Come indica senza possibilità di equivoco la parola, per restrizione fisica si intende l'inibizione motoria del soggetto, onde impedirgli di emettere comportamenti gravemente lesivi per la sua salute e per quella degli altri. E' da impiegare, chiaramente, soltanto per il ristretto lasso di tempo in cui il comportamento gravemente disturbato è in atto. In alcuni studi la costrizione fisica è stata utilizzata in combinazione con la strategia del rinforzamento differenziale di altri comportamenti (DRO), fornendo risultati molto positivi a breve distanza, ma poco resistenti nel lungo periodo.